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Edwin
Moses nasce a Dayton (Ohio), 31 agosto 1955). Il suo palmarès
è semplicemente impressionante: 122 vittorie consecutive,
nove anni, nove mesi e nove giorni d’imbattibilità, quattro
record mondiali, due medaglie d’oro alle olimpiadi (Montreal
e Los Angeles). Sono tutti i numeri della incredibile carriera
di Edwin Moses dominatore dei 400 metri ostacoli fra gli anni
’70 e ’80 con una caratteristica unica: gli bastano 13 passi
tra una barriera e l’altra anziché 14 come gli altri. “La
corsa all'inizio era un hobby” racconta in un’intervista rilasciata
al settimanale L’Espresso. “A quei tempi i giovani non cercavano
il professionismo a tutti i costi. Il mio scopo era diventare
un ingegnere, uno scienziato. Per questo andai all'università.
La corsa era un extra”. Tra tanti successi un’amarezza, quella
di non aver potuto difendere l’oro olimpico conquistato a
Montreal. “Mosca ’80 fu boicottata dagli Usa ufficialmente
per l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Urss. Ma è
anche vero che nel '79-80 ci fu il rapimento degli ostaggi
all'ambasciata americana a Teheran e Carter decise di non
dare un vataggio psicologico agli odiati avversari. "Fummo
tutti molto delusi”. Los Angeles ’84. Le prime olimpiadi degli
sponsor “Coca-Cola, Ibm, furono alcune delle grandi sponsorizzazioni
che sostennero il comitato olimpico di cui facevo parte. Quelle
olimpiadi, in questo senso, cambiarono il modo di intendere
lo sport negli Usa, presto seguirono il football, il calcio,
il basket. Moses è stato membro del Cio, con il quale ha più
volte affrontato il problema doping. “Creammo il test antidoping
a sorpresa. Su chi siano gli atleti che più hanno dato allo
sport, nel XX secolo Edwin ha le idee piuttosto chiare, “Muhammad
Ali: è quello che ha ottenuto di più e ha lasciato un segno
nella vita di molti. Per lui contavano i principi. Oggi Edwin
Moses (due lauree, fisica e business), attualmente è ambasciatore
per lo sport e presidente della World Sports Academy della
fondazione Laureus, organizzazione che ha lo scopo di fare
dello sport uno strumento di cambiamento sociale e celebrare
l'eccellenza sportiva.

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