<< I Campioni Olimpici >> Jesse Owens
 
 
Jesse Owens
Jesse Owens indimenticabile campione detto anche "Lampo d'Ebano" alcuni anni fa, in un sondaggio mondiale, è stato indicato come il più grande personaggio sportivo del XX secolo". Prima di diventare il simbolo stesso dell'atletica e delle Olimpiadi, James Cleveland Owens, chiamato Jesse dalle iniziali J.C. (Jay Si), fece il lustrascarpe, il fattorino, il giardiniere, lo strillone e il gelataio. La sua storia all'inizio non è dissimile da quella di milioni di ragazzi neri del periodo della depressione. Miseria e povertà, arrangiarsi per trovare da vivere. Diventa campione di atletica quasi per caso: perché non ha i soldi per comprarsi le divise e le attrezzature per gli altri sport. Secondo il suo allenatore, Larry Snider, sarebbe stato il numero uno in qualunque disciplina si fosse cimentato. Il suo cruccio, infatti, è quello di non averlo mai allenato per il salto in alto. Owens è anche il simbolo dell'uguaglianza: le quattro medaglie d'oro sparate in faccia a Hitler resteranno un'immagine del Novecento. Anche se non è vero che il furher si rifiutò di stringergli la mano. Hitler nei primi giorni si congratulò personalmente con tutti i vincitori dell'atletica. Meno uno: il nero americano Cornelius Johnson vincitore del salto in alto. La gara finì tardi, di sera. Il capo del nazismo se ne era andato da tempo adducendo "motivi di governo". Forse veri, forse no. Il Comitato olimpico il giorno dopo lo invitò, per non far torto a nessuno, a complimentarsi con tutti o a lasciar perdere. Così fece, ma li ricevette in privato. Eccetto i neri. Molti gli articoli della Gazzetta dello Sport dedicati a Owens: tra questi quello storico di Elio Trifari apparso il 2 luglio 1993.

 

HANNO DETTO DI LUI:

"... Ann Arbor è una cittadina del Michigan dove, il 25 maggio 1935, si disputa uno dei tanti campionati interstato. Owens gareggia quattro volte nello spazio di 75 minuti, migliorando cinque primati del mondo ed eguagliandone un sesto....Berlino, 4 agosto 1936. Jesse è il primatista del mondo del salto in lungo con 8,13 (durerà 25 anni), ottenuto nel magico pomeriggio di Ann Arbor. Deve compiere una formalità, reduce com'è dal primo oro conquistato il giorno prima nei 100 metri, cioè saltare almeno 7,15 per qualificarsi per la finale. Con curiosità lo osserva o parlotta con lui uno splendido tedesco biondo, Luz Long. Jesse prova la rincorsa in tuta, finisce il salto camminando nella sabbia ma i giudici gli contano il salto, decretando un nullo. Inviperito, Jesse rimisura tutto, vola oltre il limite ma il giudice annulla ancora il salto. A un passo dalla catastrofe, e mentre incombe la batteria dei 200, Jesse decide di ignorare quel che sa, stacca lontanissimo dal limite e atterra molto oltre: quanto non è dato sapere, perché allora bastava qualificarsi, e i giudici valutavano a occhio...... Ma il ritorno a casa fu amaro. New York e Cleveland gli riservarono parate d'onore, ma il presidente Roosevelt si guardò bene dall'invitarlo alla Casa Bianca o a mandargli un biglietto di congratulazioni. E la Federazione Usa lo squalificò per aver rifiutato di gareggiare in un meeting post-olimpico in Svezia cui non aveva mai confermato la sua adesione. Incredibile, ma vero. Owens usciva, pochi giorni dopo il suo trionfo, dalla storia dello sport praticato...... Quel che aveva da dire l'aveva espresso volando sulla pista di Berlino, più in alto delle miserie di uomini che lo giudicavano inferiore, e che lui aveva guardato, per una settimana, dall'alto in basso".

 

CURRICULUM:

Jesse Owens nacque a Danville (Alabama) il 12 settembre 1913 e morì il 31 marzo 1980 a Tucson (Arizona) stroncato da un cancro al polmone. Vinse quattro medaglie d'oro ai Giochi olimpici di Berlino del 1936 nei 100 e 200 metri, salto in lungo e nella staffetta 4x100. Con Luz Long, nei pochi minuti delle qualificazioni del salto in lungo, nacque una sincera amicizia tra campioni. Fu il tedesco a suggerirgli come saltare per superare il limite di qualifica. Dopo la conquista della medaglia d'oro Lutz fu il primo a congraturlarsi e lo stesso Jesse descrive quella stretta di mano come sincera. Negli anni seguenti si scrissero più volte, finché Lutz morì il 14 luglio 1943 dopo essere rimasto gravemente ferito nella battaglia di Cassino.