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Sono stato abbastanza fortunato
negli anni '60-'70 di trovare un mondo sportivo nel quale
il doping riguardava solo poche discipline. Non ho mai avuto
l'impressione in quegli anni, per quanto riguarda lo sport
dei tuffi, che ci sia stato qualcuno che ricorresse al doping
per migliorare la sua prestazione. Ora mi rendo conto però
che l'importanza di una vittoria è diventata, oltre al prestigio,
anche una questione di denaro e qui oggigiorno si tratta di
miliardi e miliardi. La pressione sugli atleti, allenatori,
direttori sportivi, società, Federazioni sportive è diventata
spesso quasi insostenibile. La scienza a sua volta ha fatto
passi da gigante ed eccoci di fronte ad uno sport che di umano
ha ben poco. Si è ovviamente sviluppata anche la metodologia
dell'allenamento, la tecnica, i materiali che hanno contribuito
molto ad innalzare le prestazioni degli atleti ma non basta.
Oggi l'atleta è spinto, per realizzare le super prestazioni
sul limite fisiologico di cui sponsor e media sono ghiotti,
a utilizzare sostanze proibite. Questo ovviamente si fa sentire
più in alcune discipline che in altre, ma non toglie che lo
sport stia perdendo la sua essenza e la ragione della sua
esistenza e necessità per l'uomo in generale. "Mens
sana in corpore sano". Lo sport che toglie i giovani
dalla strada, dal vizio, dalla droga, dall'ozio e dalla delinquenza
è il centro della propaganda sportiva di sempre, ma pensate
un po' se oggi un genitore deve fare esercitare i propri figli
pensando di sfuggire al rischio della droga e poi invece se
li trova coinvolti in un programma legittimizzato di doping
in una squadra sportiva, o a far da cavia a sperimentazioni
di nuove sostanze o metodi dopanti per innalzare la prestazione
atletica con tutti i rischi e postumi che esse comportano.
Il problema di fondo sta proprio qui; chi fa queste ricerche
sulle sostanze o sui metodi dopanti è molto più avanti di
chi pretende con i controlli anti-doping di scoraggiare e
arginare il malcostume. Sicuramente sono investiti più soldi
nella ricerca di come eludere il famoso controllo anti-doping
che nella ricerca per mantenere il metodo anti-doping sempre
aggiornato alle nuove esigenze e quindi all'avanguardia. Penso
proprio che non ci sia alcuna speranza di controllare totalmente
il fenomeno con pochi e sporadici controlli anti-doping. Quando
poi ci accorgiamo, come risulta dagli scandali attuali che
hanno atterrato il Coni in questo periodo, che l'ente o l'istituto
predisposto ai controlli non svolge nemmeno a fondo il suo
compito, allora ci cascano le braccia. Dopo queste sconsolate
considerazioni però ben vengano tutti gli scandali, le indagini
e le inchieste, se serviranno a restituirci uno sport più
sano e leale.
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