<< Klaus Dibiasi >> Intervista
 
 
Klaus Dibiasi
Sono stato abbastanza fortunato negli anni '60-'70 di trovare un mondo sportivo nel quale il doping riguardava solo poche discipline. Non ho mai avuto l'impressione in quegli anni, per quanto riguarda lo sport dei tuffi, che ci sia stato qualcuno che ricorresse al doping per migliorare la sua prestazione. Ora mi rendo conto però che l'importanza di una vittoria è diventata, oltre al prestigio, anche una questione di denaro e qui oggigiorno si tratta di miliardi e miliardi. La pressione sugli atleti, allenatori, direttori sportivi, società, Federazioni sportive è diventata spesso quasi insostenibile. La scienza a sua volta ha fatto passi da gigante ed eccoci di fronte ad uno sport che di umano ha ben poco. Si è ovviamente sviluppata anche la metodologia dell'allenamento, la tecnica, i materiali che hanno contribuito molto ad innalzare le prestazioni degli atleti ma non basta. Oggi l'atleta è spinto, per realizzare le super prestazioni sul limite fisiologico di cui sponsor e media sono ghiotti, a utilizzare sostanze proibite. Questo ovviamente si fa sentire più in alcune discipline che in altre, ma non toglie che lo sport stia perdendo la sua essenza e la ragione della sua esistenza e necessità per l'uomo in generale. "Mens sana in corpore sano". Lo sport che toglie i giovani dalla strada, dal vizio, dalla droga, dall'ozio e dalla delinquenza è il centro della propaganda sportiva di sempre, ma pensate un po' se oggi un genitore deve fare esercitare i propri figli pensando di sfuggire al rischio della droga e poi invece se li trova coinvolti in un programma legittimizzato di doping in una squadra sportiva, o a far da cavia a sperimentazioni di nuove sostanze o metodi dopanti per innalzare la prestazione atletica con tutti i rischi e postumi che esse comportano. Il problema di fondo sta proprio qui; chi fa queste ricerche sulle sostanze o sui metodi dopanti è molto più avanti di chi pretende con i controlli anti-doping di scoraggiare e arginare il malcostume. Sicuramente sono investiti più soldi nella ricerca di come eludere il famoso controllo anti-doping che nella ricerca per mantenere il metodo anti-doping sempre aggiornato alle nuove esigenze e quindi all'avanguardia. Penso proprio che non ci sia alcuna speranza di controllare totalmente il fenomeno con pochi e sporadici controlli anti-doping. Quando poi ci accorgiamo, come risulta dagli scandali attuali che hanno atterrato il Coni in questo periodo, che l'ente o l'istituto predisposto ai controlli non svolge nemmeno a fondo il suo compito, allora ci cascano le braccia. Dopo queste sconsolate considerazioni però ben vengano tutti gli scandali, le indagini e le inchieste, se serviranno a restituirci uno sport più sano e leale.