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Valery
Borzov è il primo sprinter sovietico capace di salire
sul gradino più alto del podio. Infatti insieme a Pietro Mennea è stato l'ultimo bianco
a dominare la pista nelle gare veloci. Nato in Ucraina nel
1950, Valery Borzov si affaccia alla ribalta delle grandi
competizioni olimpiche poco più che ventenne, ma sa che mai
nessuno della sua amata nazione a mai insidiato la leadership
degli atleti statunitensi, che si aggiudicavano sistematicamente,
quasi con arroganza, tutte le medaglie in palio. Per raggiungere
il sogno di battere sul campo gli avversari, il giovane Valery
Borzov, si dedica con abnegazione a massacranti e evolute
sedute di allenamento. Biondo e massiccio, è dotato di fasce
muscolari possenti al di sopra della media, in grado di sopportare
i pesantissimi carichi di lavoro. Così il giovane e determinato
Ucraino si sottopone di buon grado a tutti gli allenamenti
prestabiliti, che ne migliorano giorno dopo giorno lo scatto
in partenza e l'accelerazione progressiva. Tra gli avversari
c'è anche chi lo accusa di costruire in laboratorio la sua
muscolatura e forza, usando anche sostanze illecite. Ma non
mancano nemmeno gli ammiratori, che riconoscono, proprio nelle
sedute metodiche di allenamento, l'arma vincente dell'Ucraino,
e tra questi c'è proprio il velocista Italiano più rappresentativo,
Pietro Mennea. In
seguito Borzov disse dell'Italiano suo rivale storico: "Mennea
era un atleta ben allenato, io credo che sia stato importante
nella storia dello sprint mondiale, perché con me è riuscito
a spezzare l'egemonia americana". Si avvicina il grande
momento, la Russia mai avrebbe pensato di vedere un suo atleta
vincere una gara di velocità, ma nel
1972 a Monaco di Baviera tutto cambiò in meglio. I frutti
di un lavoro così massacrante e metodico arrivano a maturazione,
l'atleta Valery Borzov, sovietico di soli ventidue anni, con
glaciale freddezza e con se l'esperienza di un veterano consumato,
vince senza far trapelare un'emozione, i turni eliminatori
dei 100 e 200 metri. Nella finale dei 100 metri offre una
dimostrazione di evidente superiorità e senza dare neanche
l'impressione di spingere a fondo realizza lo straordinario
tempo di 10"14 e vince a braccia alzate con oltre un
metro di vantaggio sul secondo. Nei 200 metri è ancora più
grande, liberato dall'emozione che inconsciamente ne poteva
condizionare la prestazione, realizza vincendo di prepotenza,
il tempo di 20"00 netti. Con questa straordinaria prestazione
cronometrica, suggella la sua incredibile impresa olimpionica,
che lo incorona come ultimo re bianco dello sprint mondiale.
Si congeda dalle Olimpiadi di Monaco di Baviera aggiudicandosi
loro nei 100 e nei 200 con delle gare che molti hanno
definito "costruite in laboratorio", ma che in realtà
non lasciavano spazio agli atleti con minor preparazione fisica.

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