|
Lo Judo è un'arte marziale, uno sport e una filosofia giapponese.
È anche una disciplina per la formazione dell'individuo
nel senso morale e caratteriale. È diventato ufficialmente
disciplina olimpica nel 1964, a Tokyo e ha rappresentato
alle Olimpiadi
di Atene 2004 il terzo sport più seguito, con atleti
da 98 paesi. Questa disciplina è disputata su un tappeto
quadrato, con un abbigliamento tipico del Giappone denominato
Judogi che comprende una casacca e un pantalone di tela
con una cintura colorata legata in vita. Il colore della
cintura definisce labilità dei concorrenti. La caratteristica
è che il combattimento avviene a piedi nudi, e si aggiudica
un punto colui che riesce ad immobilizzare sul dorso lavversario.
Il judo trae le sue origini dall'antico jujitsu: il suo
fondatore Jigoro Kano studiò e approfondì diverse scuole
di jujitsu giungendo ad ottenere il grado di Shihan (maestro)
in due di queste, chiamate Tenshin shin'yo (specializzata
in Katame waza, ossia lotta corpo a corpo, strangolamenti,
leve articolari) e Kito (specializzata in Nage waza,
tecniche di atterramento al suolo). Quest'ultima era famosa
per praticare lo yoroi gumi uchi (combattimento con l'armatura),
una sorta di randori (pratica libera) con tecniche di proiezione,
a differenza delle altre scuole che praticavano principalmente
i kata (forme preordinate). I suoi studi gli consentirono
nel 1882 di fondare una nuova scuola dove insegnare il proprio
metodo cui diede il nome di Judo Kodokan. Il 1853 segna
una data storica per il Giappone: il commodoro Perry, della
Marina Americana, entra nella baia di Tokyo con una flotta
di 4 navi da guerra consegnando allo Shogun un messaggio
col quale si chiedevano l'apertura dei porti e trattati
commerciali. Lo Shogun, probabilmente intimorito dalla dimostrazione
di forza, rimise la decisione nelle mani dell'Imperatore
che accettò quanto proposto. Per il Giappone, che fino a
quel momento aveva vissuto in completo isolamento dal resto
del mondo, inizia l'era moderna. La definitiva caduta dell'ultimo
Shogun avvenuta nel 1867 ripristinò definitivamente il potere
imperiale che, a segno di una definitiva uscita del Giappone
dal periodo feudale, promulgò nel 1876 un editto col quale
si proibiva il porto delle spade, decretando la scomparsa
della classe sociale dei samurai, che avevano dominato per
quasi mille anni. Vi furono importanti cambiamenti culturali
nella vita dei giapponesi dovuti all'assorbimento della
mentalità occidentale e naturalmente ciò provocò un rigetto
per tutto ciò che apparteneva al passato, compresa la cultura
guerriera che tanto aveva condizionato la vita del popolo
durante il periodo feudale. Il jujitsu, facente parte di
questa cultura, da nobile che era scomparve quasi del tutto.
Le antiche arti del combattimento tradizionale vengono ignorate
anche a causa della diffusione delle armi da fuoco ed i
numerosi dojo allora esistenti furono costretti a chiudere
per mancanza di allievi; i pochi rimasti erano frequentati
da ex guerrieri dediti a combattere per denaro e spesso
coinvolti in crimini. Questo influenzò ulteriormente il
giudizio negativo del popolo nei confronti del jujitsu nel
quale vedeva un'espressione di violenza e sopraffazione.
È in questo contesto di cose che si inserisce la figura
di Jigoro Kano: egli, professore universitario di Inglese
ed economia, dotato di notevoli capacità pedagogiche, intuì
l'importanza che potevano avere lo sviluppo fisico e la
capacità nel combattimento se venivano usate proficuamente
per lo sviluppo intellettuale dei giovani. Per prima cosa
eliminò tutte le azioni di attacco armato e non che potevano
portare al ferimento a volte anche grave degli allievi:
queste tecniche furono ordinate nei kata, in modo che si
potesse praticarle senza pericoli. Poi studiò e approfondì
il nage waza appreso alla scuola Kito, formando così un
sistema di combattimento efficace e gratificante. Ma la
vera evoluzione rispetto al jujitsu si ebbe con la formulazione
dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina:
Seiryoku zen'yo (il miglior impiego dell'energia fisica
e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per progredire).
L'uomo migliora sé stesso attraverso la pratica del judo
e contribuisce al miglioramento della società, e questo
è possibile solo con la partecipazione intelligente di tutti.
Lo scopo finale del jujitsu era il raggiungimento della
massima abilità nel combattimento; nel judo l'abilità è
il mezzo per giungere alla condizione mentale del "miglior
impiego dell'energia". Ciò significa impiegare proficuamente
le proprie risorse, il proprio tempo, il lavoro, lo studio,
le amicizie, ecc., allo scopo di migliorarsi continuamente
nella propria vita e nelle relazioni con gli altri, conformando
cioè la propria vita al compimento del principio del "miglior
impiego dell'energia". Si stabilì cosi l'alto valore educativo
della disciplina del judo, unita alla sua efficacia nel
caso venisse impiegato per difendersi dalle aggressioni.
Il judo mira a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni
della cultura giapponese antica e cioè Bun-bu, la penna
e la spada, la virtù civile e la virtù guerriera: ciò si
attua attraverso la pratica delle tre discipline racchiuse
nel judo, chiamate rentai (cultura fisica), shobu (arti
guerriere), sushin (coltivazione intellettuale). Il judo
conobbe una straordinaria diffusione in Giappone, tanto
che non esisteva una sola città che non avesse almeno un
dojo, e parallelamente si diffuse nel resto del mondo grazie
a coloro che viaggiando per il Giappone (principalmente
commercianti e militari) lo appresero reimportandolo nel
loro paese d'origine. Non meno importante fu la venuta in
Europa intorno al 1915 di importanti maestri giapponesi,
allievi diretti di Jigoro Kano, che diedero ulteriore impulso
allo sviluppo del judo, tra cui Koizumi in Inghilterra e
Kawaishi in Francia. Jigoro Kano morì nel 1938, in un periodo
in cui purtroppo il Giappone, mosso da una nuova spinta
imperialista, si stava avviando verso la seconda guerra
mondiale. Dopo la disfatta, la nazione venne posta sotto
il controllo degli USA per dieci anni e il judo fu sottoposto
ad una pesante censura poiché catalogato tra gli aspetti
pericolosi della cultura giapponese che spesso esaltava
la guerra. Fu perciò proibita la pratica della disciplina
ed i numerosi libri e filmati sull'argomento vennero in
gran parte distrutti. Il judo venne poi "riabilitato" grazie
al CIO (comitato olimpico internazionale) di cui Jigoro
Kano fece parte quale delegato per il Giappone, e ridotto
a semplice disciplina di lotta sportiva ma i suoi valori
più profondi sono ancora presenti e facilmente avvertibili
dai partecipanti. Lo scopo delle tecniche utilizzate nel
judo è
sbilanciare l'avversario per farlo cadere al suolo:
ciò è chiamato Nage waza (tecniche di proiezione). L'apprendimento
è strutturato secondo un sistema chiamato Go kyo che ordina
40 tecniche in 5 classi in base alla difficoltà di esecuzione
e alla violenza della caduta. L'arte di proiettare l'avversario
al suolo dalla posizione eretta è definita Tachi waza e
si suddivide in tre categorie: tecniche di braccia: te waza
tecniche di anca: koshi waza tecniche di gambe: ashi waza
Abbiamo poi le cosiddette tecniche di sacrificio: sutemi
waza, dove il praticante accetta di perdere il suo equilibrio
per fare cadere il suo avversario. Queste a loro volta sono
suddivise in: sacrificio sul dorso: ma sutemi waza sacrificio
sul fianco: yoko sutemi waza Un ulteriore gruppo di tecniche,
applicabili dopo aver atterrato l'avversario, viene definito
Katame waza, tecniche di controllo, suddivise in: tecniche
di immobilizzazione, osae komi waza tecniche di lussazione
degli arti, kansetsu waza tecniche di soffocamento, shime
waza La maggior parte di queste tecniche viene effettuata
durante la lotta a terra, detta ne waza, ma alcune di esse
sono applicabili anche in piedi. L'ultimo gruppo di tecniche
è chiamato Atemi waza, o l'arte di colpire l'avversario
e si divide in: attacchi con gli arti superiori: ude ate
attacchi con gli arti inferiori: ashi ate La pratica di
quest'ultime è effettuata nei Kata (forme preordinate) e
comprende anche tecniche basilari di attacco-difesa da coltello,
bastone, spada e pistola. Le varie categorie di combattimento
sono definite in base al peso. Il luogo dove si pratica
il judo si chiama dojo che significa "luogo di studio della
via", parola usata anche nel buddismo ad indicare il monastero
e ciò deve rappresentare un monito: il dojo è un luogo sacro
da cui sono banditi comportamenti chiassosi e maleducati.
Qui il Judo viene praticato su un materassino chiamato tatami.
Anticamente in Giappone era fatto di paglia di riso, oggi
si usano materiali sintetici purché sufficientemente rigidi
da potervi camminare sopra senza sprofondare ed elastici
per poter cadere senza farsi male.Per non farsi male è usata
l'arte del battere la mano, che consiste nel battere la
mano libera dopo essere stati proiettati. Per proiettare
si intende cadere in seguito ad una tecnica dell'avversario.
Il tatami utilizzato nelle competizioni deve avere le misure
minime di m 14 × 14 e massime di m 16 × 16. Al centro vi
è l'area di combattimento di dimensioni minime di m 8 ×
8 e massime di m 10 × 10; delimitata da una bordatura rossa
di circa un metro di lunghezza. Dal 2006, in via sperimentale,
l'European Judo Union ha deciso di abolire la bordatura
rossa, e di sostituirla con una bordatura gialla. I Judoka
portano una tenuta chiamata Judogi composta da pantaloni
di cotone bianco rinforzato (zubon ) e una giacca bianca
di cotone rinforzato (uwagi ) tenuti insieme da una cintura
colorata (obi). Dal colore della cintura si può riconoscere
il grado e l'esperienza di un Judoka.In gara i contendenti
indossano una cintura bianca o rossa da sola o in aggiunta
alla propria cintura allo scopo di distinguerli e attribuire
i punteggi conquistati in gara. Nei tornei e campionati
internazionali ed olimpici uno dei due indossa un judogi
di colore blu, per essere meglio distinguibili non tanto
dall'arbitro quanto dal pubblico, specialmente televisivo.
I gradi delle cinture sono attribuiti ad un praticante e
permettono di valutare il suo livello tecnico, la sua efficacia
in combattimento, il suo grado di anzianità così come le
sue qualità morali, ciò che corrisponde al rispetto scrupoloso
del codice morale così come un'applicazione sufficiente
nella pratica. La classificazione prevede una prima divisione
tra Mudansha (non aventi alcun dan) e Yudansha (portatori
di grado dan). Le cinture sono state introdotte essenzialmente
dagli occidentali per riflettere il grado. Si trovano nell'ordine
la cinture bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone
e la famosa cintura nera. Esistono anche le "mezze-cinture",
utilizzate in Italia per i giovani judoisti per segnare
la progressione tra due cinture: bianco-gialla, gialla-arancione,
arancio-verde, verde-blu e la blu-marrone. La cintura nera
può essere tutta nera nel caso in cui appartenga ad un sensei
uomo, e può essere nera con una striscia bianca nel mezzo
che percorre tutta la cintura nel caso in cui appartenga
ad un sensei donna. Le cinture di colore dal bianco al marrone
corrispondono alle classi, chiamate kyu: il 6° kyu è rappresentato
dalla cintura bianca fino al primo kyu per la cintura marrone.
Esistono al di sopra dei kyu altri gradi chiamati dan: dal
I dan al v dan, la cintura è nera; dal VI dan al VIII dan
è rappresentato da una cintura a bande rosse e bianche alternate,
IX ,X e XI dan la cintura è Rossa, il XII è rappresentato
da una cintura bianca più fine e larga (il motivo di tale
scelta è l'idea di congiunzione che si vuole dare fra il
massimo livello che si può raggiungere e quello più basso).
Il II e III dan corrispondono al nome giapponese di Deshi
(discepolo), il IV e V dan a Renshi (padronanza esterna),
il VI e VII dan a Kyoshi (padronanza interiore), il VIII
e IX dan a Hanshi (padronanza interiore ed esterna unificata)
ed il X dan a Keijin (tesoro vivente). Inoltre il maestro
Jigoro Kano, stabilì la possibilità di progredire oltre
il X dan istituendo l'XI e il XII dan per coloro che trascendessero
anche questo obiettivo, ma nessuno riuscì mai a raggiungerlo.
In Italia, i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati
in seguito ad un passaggio di cintura organizzati dal club.
Per ottenere i differenti gradi dan di cintura nera si sostengono
degli esami di tecnica, teoria e kata davanti ad una giuria
regionale, fino al 3° dan, e nazionale per conseguire il
4° 5° e recentemente, anche il 6° dan, oppure guadagnando
dei punti durante combattimenti ufficiali in campionati
e trofei, fino al 5° dan. Successivamente al 6° dan, in
Italia, i gradi vengono conferiti, per meriti federali.
Lo scopo estremo del judo è sempre stato la ricerca dell'ippon,
la vittoria diretta per una tecnica efficace. Nel judo in
piedi, questo avviene quando l'avversario viene atterrato
in modo efficace tenendo conto di tre parametri di valutazione
che sono forza-velocità-nettamente sul dorso. Nel combattimento
si può arrivare all'ippon anche dopo 25 secondi di immobilizzazione
nel combattimento a terra, oppure se l'avversario abbandono
per motivi medici o più spesso per uno strangolamento o
una leva. I vantaggi in ordine crescente sono chiamati koka,
yuko, waza-ari e ippon. Una valutazione più alta supera
sempre la valutazione più bassa. Così un waza-ari supera
sempre un numero qualsiasi di yuko e yuko supera sempre
un numero qualsiasi in koka. Solo il waza-ari si somma e
porta a waza-ari awasete ippon (due waza ari valgono ippon).
Quando il punteggio più alto è lo stesso per i due combattenti,
il vincitore è quello che ne ha di più. Se anche in questo
caso sono in parità, si prende in conto il vantaggio inferiore
e così via fino al vantaggio più piccolo.
Le categorie
delle donne partono da fino a 48 Kg ed arrivano a oltre
72 Kg.
- Fino a 60 Kg
- Fino a 65 Kg
- Fino a 71 Kg
- Fino a 78 Kg
- Fino a 86 Kg
- Fino a 95 Kg
- Oltre 95 Kg
- Categoria Open
N.B. Le discipline evidenziate in neretto non sono
più presenti nei giochi olimpici.
|