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Il 1968 è uno degli anni più difficili
e turbolenti della storia recente e anche i Giochi Olimpici
ne vengono travolti. Per la XIX Olimpiade il CIO ha scelto
Città del Messico, portando per la prima volta i Giochi ad
altissima quota, oltre 2000 metri. Alcune discipline finiscono
per essere avvantaggiate dall’altitudine, e relativa rarefazione
dell’aria, che permette exploit incredibili, altre sono in
difficoltà come maratona e gare di fondo in genere. Ma purtroppo
ci sono ben altri problemi. Il mondo è scosso da numerose
vicende, dall’invasione sovietica che reprime la Primavera
di Praga alle lotte antirazziste, dall’inizio della protesta
studentesca alla guerra in Vietnam. Tutto questo finisce quasi
per far accantonare il lato sportivo della manifestazione
travolta dalla politica e da eventi ben più grandi. Ma tutto
viene surclassato dalla cieca follia del governo messicano
che compie un’orrenda strage di studenti pochi giorni prima
della cerimonia di inaugurazione olimpica. All’origine del
massacro ci sono le incursioni che i granaderos, i poliziotti
messicani, iniziano a compiere nelle Università e alle quali
gli studenti si oppongono iniziando a manifestare contro il
presidente Diaz Ordaz. Questi li accusa di voler boicottare
i Giochi con le loro proteste e ordina l’occupazione militare
dell’Università di Città del Messico, con centinaia di arresti.
Si arriva alla notte tra il 2 e il 3 di ottobre con gli studenti
che si danno appuntamento in Piazza Tre Culture per una manifestazione
alla quale il governo risponde ordinando una vera e propria
carneficina: la piazza viene bloccata in ogni accesso, l’esercito
spara da elicotteri ed edifici adiacenti. Del massacro non
si avranno mai cifre ufficiali, ma si parla di centinaia di
morti e l’efferatezza dell’azione scuote l’opinione pubblica
con manifestazioni che nascono un po’ ovunque per portare
solidarietà ai ragazzi messicani. E i Giochi, che farne? Nonostante
tutto, il presidente del CIO Avery Brundage decide che si
debbono disputare regolarmente, una scelta che farà discutere.
Le Olimpiadi Messicane saranno ricordate anche per
i disagi e le tragedie che si verificarono in tante parti
del mondo, fu veramente un anno tormentato, ci furono poi
problemi razziali e rivolte di ogni genere, soprattutto si
consumò lassassinio di Martin
Luther King che si batteva per ottenere l'uguaglianza
tra bianchi e neri. Anche a livello sportivo i contrattempi
non mancarono: Città del Messico, infatti, si trova a 2200
metri sopra il livello del mare, circostanza questa che riduce
resistenza e forza fisica degli atleti non abituati a simili
altitudini. Per la prima volta è una donna, Norma Enriqueta
Basilio Sotero a portare la fiaccola con la fiamma di Olimpia
allinterno dello Stadio. Malgrado tutti i problemi,
le nazioni non vollero rinunciare alle competizioni e si iscrissero
in ben 112 tra cui:
USA - URSS - UNGHERIA - GERMANIA OVEST - GIAPPONE - GERMANIA
EST - POLONIA - AUSTRALIA - ITALIA - FRANCIA - ROMANIA -
CECOSLOVACCHIA - GRAN BRETAGNA - KENYA - MESSICO - BULGARIA
- JUGOSLAVIA - DANIMARCA - OLANDA - IRAN - CANADA - SVIZZERA
- SVEZIA - FINLANDIA - CUBA - AUSTRIA - MONGOLIA - NUOVA
ZELANDA - BRASILE - TURCHIA - ETIOPIA - NORVEGIA - TUNISIA
- BELGIO - COREA DEL SUD - UGANDA - ARGENTINA - PAKISTAN
- VENEZUELA - CAMERUN - GIAMAICA - GRECIA - INDIA - TAIWAN.
Per la prima volta le due Germanie gareggiano divise e
sebbene il numero dei partecipanti fosse consistente, mancano
la Cina, la Corea del nord, e il Sud Africa. I 5531 atleti
in gara (di cui 781 donne) si sfidarono nei 20 sport in
programma, arrivando ad ottenere ben 172 finali olimpiche:
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Atletica leggera (Maschile/Femminile)
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Calcio
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Canoa (Maschile/Femminile)
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Canottaggio
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Ciclismo
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Equitazione
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Ginnastica (Maschile/Femminile)
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Hockey su prato
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Lotta Greco/Romana
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Lotta libera
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Nuoto (Maschile/Femminile)
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Pallacanestro
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Pallavolo (Maschile/Femminile)
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Pentathlon moderno
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Pugilato
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Scherma (Maschile/Femminile)
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Sollevamento pesi
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Tiro a segno
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Tiro a volo
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Vela
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In questa edizione, dominata dalla paura e
dalle contestazioni, i più forti atleti del Nord America,
vincitori di molte gare, vengono espulsi dal villaggio olimpico
per aver fatto gesti e aver indossato indumenti provocanti
durante la cerimonia di premiazione. Il fatto più clamoroso
accade il 17 Ottobre quando Tommie
Smith e John Carlos, primo e terzo nei 200 metri, salgono
sul podio a piedi nudi sollevando il pugno e abbassando
la testa quando viene issata la bandiera americana, in segno
di protesta per la considerazione dei bianchi americani
verso i negri considerati come "animali, buoni unicamente
per correre più velocemente oppure per saltare più in alto
o più in lungo". Ventiquattr'ore dopo anche Lee Evans,
Larry James e Ron Freeman, primo secondo e terzo nella 400
metri, salgono sul podio a piedi nudi, con il pugno alzato
e con il basco scuro delle Pantere nere, suscitando questa
volta lira degli organizzatori e di Pyton Jordan responsabile
della squadra atletica che minaccia ritorsioni. Gli atleti
vengono poi sospesi dalla Federazione americana. Questi
eventi clamorosi non sconvolsero però più di tanto
le gare sportive, anzi il prosieguo della manifestazione
fu tranquillo e nel rispetto delle regole. Furono assegnati
premi olimpici di grande prestigio con a capo del medagliere
gli Stati Uniti e al secondo posto lUnione Sovietica.
LItalia si dovette accontentare del nono posto, anche
a causa dei giudizi contrari degli arbitri e dei giudici
per un supposto rapporto ormai lacero tra il presidente
del Coni Giulio Onesti e il presidente del CIO Brundage.
Nonostante ciò gli atleti nostrani furono molto applauditi.
In particolare Pierfranco Vianelli vinse meritatamente la
gara di ciclismo su strada, dopo allenamenti intensi fatti
all'oscuro dei genitori, Klaus
Dibiasi padroneggiò nella gara di tuffo dallaltezza
di 10 metri e Primo Baran e Renzo Sambo trionfarono nel
canottaggio. I vincitori più acclamati furono Bob Beamon
artefice di un salto in lungo di oltre mezzo metro superiore
al precedente record (8,90 metri), lamericano Ray
Hines vincitore dei 100 metri e lAustraliano Ralp
Doubell vincitore negli 800 metri. Tra le donne Vera Caslavska, una fortissima
ginnasta costretta ad interrompere i suoi allenamenti dopo
linvasione dei russi in Cecoslovacchia, riuscì ad
aggiudicarsi 4 ori e due medaglie d'argento fermando la
grande potenza Sovietica in questa prestigiosa disciplina.

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