<< Tutti i giochi olimpici della storia >> Beijing - Pechino 2008
 

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Tutti i giochi Olimpici
In questa edizione, oltre ai fatti drammatici quali la protesta Tibetana e la guerra tra Russia e Georgia, rimarranno impressi nella memoria di noi tutti tre atleti simbolo che lasceranno per sempre la loro impronta sui giochi olimpici: Usain Bolt, Michael Phelps, Yelena Isinbayeva. Cominciamo dal primo: diciannove secondi di meravigliosa estasi. Novantamila persone dentro uno stadio che attendeva magie, correvano con lui, sospiro trattenuto, qualcuno a urlare: non fermarti! Non fermarti! Non fare il matto! «Ho scosso la mente del mondo». Ha detto subito dopo. Usain Bolt, nella finale dei 200 metri, si è impossessato dell'aura degli immortali. Quella corsa è stato il rombare di una fuoriserie, le braccia sembravano stantuffi, il corpo perfettamente equilibrato anche sulla curva, nonostante gambe lunghe che avrebbero dovuto gettarlo fuori. Invece si è sparato come una palla di cannone sul rettilineo. La sua corsa diceva: prendimi se ci riesci! Gli altri vedevano la schiena, la Tv mostrava la faccia. Quel ragazzone solitamente sorridente era nascosto dietro la maschera che finalmente esprimeva sofferenza, tensione, aggressività. «Mi sentivo come uno che sta nuotando nell’oceano e dice a se stesso: non morire, non morire». Non poteva morire il sogno suo e quello di chi lo stava amando in quel momento: il mondo era la sua casa, lo stadio il tappeto volante. E quando il tabellone luminoso ha stampato il tempo, 19”31, poi corretto in 19”30, lo stupore è diventato felicità. Felicità di tutti: Bolt, la gente, i suoi avversari che gli sono saltati addosso, lo hanno baciato, volevano prenderlo in spalla. Ha lasciato il secondo (Shawn Crawford) a sette metri di distanza, correndo a 37,305 all’ora di media, ha rifilato il distacco più alto di tutta la storia, è diventato l’unico uomo a frantumare nella stessa Olimpiade i record di 100, 200 metri e staffetta 4x100. Si è fatto amare come un eroe da film. Solita storia nei 100 metri: spezza l'aria del Nido d'uccello volando sulla pista in 9"69. Un marziano di un'altro pianeta! Ma non solo lui ha stupito a questa olimpiade. Affonda nell'acqua e riemerge vincitore l'americano Michael Phelps farfalla in vasca e leggenda sul podio con gli otto ori lasciando indietri il mito Mark Spritz con "solo" sette medaglie conquistate a Monaco '72. L'americano di Baltimora, 23 anni ed una faccia da bravo ragazzo, ha strabiliando il pianeta, e sempre battendo il relativo record mondiale: 400 misti, 4x100 sl, 200 sl, 200 farfalla, 4x200 sl, 200 misti, 100 farfalla, 4x100 misti. In una parola: mostruoso. Yelena Isinbayeva, a sua volta, non ha fallito la prova dell'anno, la "zarina" di Russia a fatto il record del mondo nel salto con l'asta, 5,05 metri al terzo tentativo. La Isinbayeva ha bissato del tutto le Olimpiadi di Atene dove li vinse l'oro e realizzò il record mondiale della specialità e ora si è ripetuta a Pechino. Il gradino più alto del podio se l'era assicurato con la misura di 4,85, superata facilmente al primo tentativo, mentre le altre concorrenti avevano mollato prima. Poi è stata una lotta a due: lei e quell'asticella lassu. La Isinbayeva si e' consultata con il suo allenatore, il connazionale Petrov. Sentiva di stare bene, lo aveva gia detto all'indomani del record mondiale fatto con la misura di 5,03 durante il Golden Gala di Roma l'11 luglio scorso, che a Pechino avrebbe cercato il nuovo primato. Nel frattempo ci ha messo quello di Montecarlo. Il primo tentativo è quasi riuscito, poi nella fase di richiamo ha toccato leggermente con il braccio destro l'asticella: questa non è caduta subito, si è mossa solo quando l'atleta è arrivata sul materasso, illudendo lei e i 91mila sugli spalti del National Stadium che ce l'avesse fatta. Poi il secondo tentativo, con un errore però più evidente rispetto al precedente. Prima di fare il terzo tentativo ha cercato la privacy, e come è suo solito si è avvolta e nascosta in un telo bianco. Minuti di concentrazione, poi è venuta fuori. Ha chiesto il sostegno del pubblico, ha chiesto l'applauso ritmato dei 91mila e accompagnato da quello ha scalato i 5,05 metri. Record del mondo. Indimenticabile la percussione di Rafael Nadal, che nella settimana in cui diventa il numero uno dell'Atp mantiene le promesse fatte alla vigilia e tra un diritto e un rovescio tesse la sua tela in cui restano impigliati tutti gli altri (Federer compreso). Donne al potere con Valentina Vezzali e Alessandra Sensini, le ragazze vincenti dello sport italiano: fioretto e windsurf accomunati nel segno di campionesse che non la smettono più di stupire. Tre ori di fila ai Giochi per la jesina, quattro podi consecutivi per la grossetana. L'età è un particolare insignificante anche per la nuotatrice americana Dara Torres, argento nei 50 sl a 41 anni, e per la ciclista francese Jeannie Longo-Ciprelli, che quasi cinquantenne sfiora il podio nella crono. Il talento di Lionel Messi al servizio dell'Argentina del pallone, che vince l'oro con estrema facilità, la corsa di Kenenisa Bekele che frutta al mezzofondista etiope 5000 e 10000, la prima volta del Kenia nella maratona con Samuel Kamau Wansiru. Immagini toccanti come il sorriso di Matthias Steiner, pesista tedesco che vince l'oro e sale sul podio con la foto di Susanna, la sua giovane moglie scomparsa in un incidente stradale, E ancora l'abbraccio tra russi e georgiani in ogni circostanza possibile per ricordare che lo sport prende sempre le distanze dalle brutture della storia. In casa Italia si devono però registrare anche amare delusioni: in pista con il vice campione del mondo del salto in lungo Andrew Howe che finisce solo 20/o con un 7,81 metri, in acqua con il Settebello di pallanuoto che cede alla Germania e sarà costretto a uno sprint per la conquista di un fiacco settimo posto, sui campi di calcio con il ko per 3-2 dell'Italia super favorita di Casiraghi contro il Belgio, non certo la squadra più temibile del torneo e con le polemiche sull'arbitraggio e sulla terra rossa con la coppia Flavia Pennetta e Francesca Schiavone eliminate nei quarti del torneo di doppio femminile di tennis. Rabbia anche nel team della scherma che finisce con una sedia lanciata in aria e di una medaglia ritirata e non più assegnata dopo il gesto di ieri del bronzo, ormai ex, svedese lottatore Abrahamian che ha lanciato a terra il trofeo per le polemiche sulla vittoria dell'azzurro Minguzzi. Delusioni in atletica, con Tyson Gay che non riesce neanche ad arrivare in finale e con il velocista giamaicano Powell «scioccato» per non aver vinto nessuna medaglia. A raccontare la giornata nera del Dream Team del ct Magro lo sguardo senza più speranze della Trillini, 38 anni, ex campionessa olimpica, che a Pechino aveva dato appuntamento al suo addio alla carriera. E l'ha fatto, nel peggiore dei modi e non per colpa sua, con una semifinale con la Russia (21-22) finita nelle polemiche mentre il suo ct gridava «arbitri scandalosi» e la compagna Vezzali si disperava per la sconfitta con la Russia. La Trillini che ha deciso di non partecipare alla semifinale con l'Ungheria, poi vinta 32-23, saluta tutti e si prepara al prossimo affondo, stavolta senza fioretto, il sogno di avere un figlio. Il bronzo che le colleghe le dedicano non fa però dimenticare la bagarre scatenata da quelle «5-6 stoccate tolte» dagli arbirti come spiega Magro, che verrà squalificato per due mesi. Dopo l'immagine della Vezzali rossa di rabbia, arriva quella bagnata di lacrime dell'olimpionico Andrea Benelli, 4 anni fa oro, ieri, a 48 anni, 24esimo nel tiro a volo che si dispera. «Adesso lascio sul serio» e quella scura di Brugnetti, quinto ai 20 km di marcia vinta dal russo Valeriy Borchin, che taglia corto e regala il commento poco olimpico «mi girano le scatole». Quarto posto, nonostante il record italiano anche nella 4X200 sl, dove Magnini, Belotti, Brembilla e Rosolino non sono riusciti a salire sul podio. Oro e record anche per Stephanie Rice nei 200 misti femminili. Per le altre gare, da notare la gara della Scapin, nello judo (70 Kg.) che prima ha sconfitto la belga Jacque al golden score (una sorta di extratime, dove il primo che fa un punto vince) e poi è stata sconfitta dalla cubana Hernandez dopo soli sei secondi dall'inizio. Anche in questa edizione le nazioni partecipanti sono numerosissime (204) tra cui:

CINA - STATI UNITI - RUSSIA - AUSTRALIA - GERMANIA - FRANCIA - ITALIA - CUBA - COREA - GRAN BRETAGNA - ROMANIA - OLANDA - UNGHERIA - POLONIA - GIAPPONE - BULGARIA - GRECIA - SVEZIA - NORVEGIA - ETIOPIA - UCRAINA - kAZAKHSTAN - BIELORUSSIA - CANADA - SPAGNA - IRAN - TURCHIA - REPUBBLICA CECA - KENYA - DANIMARCA - FINLANDIA - AUSTRIA - LITUANIA - AZERBAIJAN - SLOVENIA - SVIZZERA - INDONESIA - SLOVACCHIA - MESSICO - ALGERIA - UZBEKISTAN - LATRIA - JUGOSLAVIA - BAHAMAS - NUOVA ZELANDA - ESTONIA - CROAZIA - CAMERUN - COLOMBIA - MOZAMBICO - BRASILE - GIAMAICA - NIGERIA - BELGIO - SUD AFRICA - ARGENTINA - MAROCCO - TAIWAN - COREA DEL NORD - ARABIA SAUDITA - MOLDAVIA - TRINIDAD & TOBAGO - IRLANDA - URUGUAY - VIETNAM - GEORGIA - COSTA RICA - PORTOGALLO - ARMENIA - BARBADOS - CILE - INDIA - ISLANDA - ISRAELE - KIRGHIZISTAN - KUWAIT - MACEDONIA - QATAR - SRI LANKA.

Gli atleti partecipanti sono 11.128, di cui 6742 uomini e 4386 donne, i quali si sono cimentati nelle seguenti discipline:

Atletica leggera
Badminton
Baseball
Basket
Beach volley
Pugilato
Calcio
Canoa/Kayak - Slalom
Canoa/kayak - Sprint
Canottaggio
Ciclismo su pista
Ciclismo su strada
Equitazione
Ginnastica artistica
Ginnastica ritmica
Hockey
Judo
Lotta
BMX ((Bicycle Motocross)
Mountain bike
Nuoto
Nuoto sincronizzato
Pallamano
Pallanuoto
Pentathlon moderno
Scherma
Softball
Sollevamento pesi
Taekwondo
Tennis
Tennis tavolo
Tiro a segno
Tiro a volo
Tiro con l'arco
Triathlon
Tuffi
Windsurf
Vela
Volley
 
I ventinovesimi Giochi olimpici, ne siamo certi, rimarranno nella storia dello sport. Potremmo definire le olimpiadi di Pechino 2008 i giochi della svolta per diversi motivi: in primo luogo la rabbiosa protesta del popolo Tibetano che, finalmente, porterà all'attenzione del mondo intero la loro drammatica condizione. Per settimane si registreranno tumulti nella capitale, Lasa, e in altre principali città del paese strappando alla Cina, al centro di feroci critiche, delle piccole concessioni che, seppur simboliche, a lungo termine otterranno dei benefici per quella martoriata regione. In secondo luogo, quando il comitato olimpico internazionale ha ordinato a federazioni e comitati sportivi di tutto il mondo di aumentare i test anti doping, in pochi avevano previsto che gli atleti risultati positivi sarebbero stati soltanto sei. Persino il presidente del Cio, Jacques Rogge, alcune settimane prima dell'inizio della manifestazione, quando decine di atleti in tutto il mondo venivano sospesi per essere risultati positivi a sostanze proibite, aveva previsto per Pechino circa 30-40 casi. Ad Atene 2004, 26 atleti avevano violato le norme anti-doping su circa 3.300 test condotti, contro i 5.000 di Pechino. Il doping aveva decisamente offuscato l'immagine della scorsa edizione quando molte medaglie sono state ritirate e molti record annullati. Il Cio, consapevole che soprattutto tra i giovani una certa perdita di popolarità dei Giochi era da attribuire al doping, ha dato il via a una politica di "tolleranza zero" sulle sostanze proibite e ha considerato Pechino come l'opportunità per guadagnare il terreno perso, mettendo in atto il più vasto programma di controlli di sempre. Poco prima dell'inizio dei Giochi di Pechino, una nuova norma ammoniva gli atleti che se fossero stati sospesi per oltre sei mesi perché positivi al doping, non soltanto non avrebbero preso parte alle Olimpiadi di Pechino ma nemmeno a quelle di Londra nel 2012. Negli sport equestri, fatto mai registrato prima d'ora, quattro atleti sono stati sospesi perché i loro cavalli sono risultati positivi a sostanze proibite. Per finire una civetteria: come abbiamo notato ci sono stati diversi abitraggi "disinvolti" manco a dirlo tutti a favore della Cina. Bene, a vendicarci ci ha pensato il nostro Roberto Cammarelle, il gigante buono del pugilato azzurro, che ha strappazzato l'avversario Zhlei Zhang mandandolo malamente al tappeto. Se questa non è giustizia divina...

 

IL MEDAGLIERE