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La scelta di far disputare le olimpiadi
a Londra fu azzeccata in quanto, nonostante la manifestazione
fosse stata affiancata a una grande esposizione internazionale,
quella franco-britannica, gli inglesi non sminuirono l'importanza
delle gare. Gli organizzatori allestirono tutte le infrastrutture
necessarie e furono avvantaggiati dalla loro già notevole
esperienza nel preparare competizioni sportive come il torneo
di tennis di Wimbledon o il campionato inglese di atletica
(organizzato già da 30 anni). Sede principale delle gare fu
il White City Stadium, il più grande stadio fino ad allora
costruito (capace di contenere 150.000 persone, 68.000 sedute)
e realizzato in tempi brevissimi. Viene organizzato il primo
villaggio olimpico e l'apertura dei giochi è solennizzata
da una grande cerimonia il 27 aprile. Proprio durante la cerimonia
d'apertura avvenne un incidente diplomatico. Al passaggio
di fronte al palco reale, il portabandiera statunitense Ralph
Rose non abbassa la bandiera, come avevano fatto gli alfieri
delle altre nazionali, spiegando successivamente che "la bandiera
statunitense non si inchina di fronte a nessun re della terra".
Questo gesto ebbe però ripercussioni sulle gare in quanto
i giudici di gara britannici, probabilmente risentiti dall'atteggiamento
statunitense, li danneggiarono durante le gare con decisioni
molto contestate. Per la prima volta si faceva sentire l'ingerenza
della politica nello svolgimento dei giochi Olimpici e in
particolar modo dei nazionalismi che segnavano in quel periodo
l'Europa vanno ricordate la decisione degli atleti finlandesi
di non marciare sotto alcuna bandiera piuttosto che sotto
quella russa e di molti atleti irlandesi che rifiutarono di
partecipare ai giochi nella rappresentativa inglese. Altro
segno dell'insofferenza nazionalista, fu il rientro dalle
gare dei dominatori nell'atletica leggera statunitensi, che
a New York sfilarono, portando al guinzaglio un leone, simbolo
dell'impero britannico. All'edizione londinese parteciparono
2.008 atleti, tra cui 37 donne, in rappresentanza di 22 paesi.
La rappresentativa italiana era composta da 68 atleti. Per
la terza volta gareggia lItalia con ben 68 concorrenti
conquistando 2 medaglie doro (Ginnastica: Alberto Braglia e Lotta
greco-romana: Enrico Pirro) e altrettante medaglie dargento
(Atletica Leggera: Emilio Lunghi, Scherma (Sciabola a squadre):
Marcello Bertinetti, Sante Ceccherini, Riccardo Novak, Abelardo
Oliver, Luigi Pinelli e Alessandro Pirzio-Biroli). Il vero
Eroe dellOlimpiade è Dorando
Pietri, vincitore della maratona, subito squalificato
perché soccorso a pochi metri dal traguardo, anche se questo
sarà solo linizio. La vicenda commuove il mondo intero,
tanto che la regina Alessandra lo premia come vincitore morale,
e Pierre de Coubertin
(Presidente del CIO) lancia il motto: "Limportante
dei Giochi non è vincere ma partecipare, così come nella vita
limportante non è trionfare ma lottare" ricopiato
dal sermone di un vescovo americano. Nel particolare le medaglie
vinte furono:
Oro: Alberto
Braglia (Ginnastica - heptathlon) Enrico Porro (Lotta
- greco-romana leggeri).
Argento: Emilio Lunghi ( Atletica - 800 metri)
Marcello Bertinetti, Sante Ceccherini, Riccardo Novak, Abelardo
Olivier, Luigi Pinelli, Alessandro Pirzo-Biroli Biroli (Scherma
- sciabola a squadre).
Bronzo: non figurano atleti in questa categoria.
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