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La prima Olimpiade, così come alcune
delle successive, si svolse diversamente dal giorno d'oggi.
Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono
soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano
lo sport come passatempo. Per questo motivo alcune figure
restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nelle successive
Olimpiadi. L'appartenenza alle varie nazionalità era molto
ambigua in quanto gli atleti si presentavano sotto l'effigie
del proprio club sportivo o della propria università. A complicare
il riconoscimento della bandiera nazionale sotto cui gareggiavano
gli atleti si aggiunge poi la grande differenza tra il confine
degli imperi del XIX secolo e la suddivisione politica attuale.
Soprattutto per alcuni atleti greci esiste molta ambiguità
nell'identificazione della loro nazionalità in quanto alcuni
erano sicuramente di etnia greca ma provenivano da zone del
Mediterraneo orientale politicamente non greche (che era parte
dell'Impero Ottomano) come Cipro e l'Egitto, che erano protettorati
britannici. Da ciò si comprende che la ricostruzione non sia
sempre facile. La premiazione era totalmente differente da
quella attuale: infatti solo il primo e il secondo atleta
venivano premiati e annotati nelle cronache dell'epoca. Soprattutto
l'attribuzione delle medaglie di bronzo sono molto incerte;
le documentazioni non riportano sempre l'ordine di arrivo,
ma spesso gli atleti piazzati dopo il secondo posto sono disposti
tutti al terzo posto a pari merito. Le donne non potevano
partecipare in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione
classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla
maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come
Melpomene. Il nome reale era Stamati Revithi. Non le fu consentito
di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno
successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno
dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno.
Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri
ufficiali. È chiaramente documentata, al tempo della prima
Olimpiade, la presenza tra i membri del CIO del conte Lucchesi
Palli e del duca Carafa D'Andria, ma l'unico criterio che
conta è la partecipazione di atleti. Sono quindi altre le
ragioni per cui l'Italia è qui considerata tra i partecipanti.
Sicuramente si presentò ad Atene il maratoneta Carlo Airoldi,
di Origgio presso Saronno. È noto il fatto che si era recato
ad Atene a piedi, impiegando 28 giorni, ma la sua iscrizione
non venne accettata perché ritenuto dalla giuria un atleta
"professionista" in quanto aveva ricevuto due lire come premio
a una competizione dell'anno precedente. Tuttavia la prova
più importante è il ritrovamento recente di un presunto italiano
che sarebbe comunque riuscito a partecipare. Più fonti citano
infatti un tal Rivabella (di cui non si conosce il nome di
battesimo) tra i partecipanti alle gare di tiro a segno, in
particolare a quella di carabina libera da 200 metri, tuttavia
non si è riusciti ancora a ricostruire la sua vicenda e a
dar conto con maggior precisione della sua figura. Negli almanacchi
sportivi del tempo, infatti, non si trova altro riferimento
a un Rivabella se non come schermidore. Tuttavia molti pensano
che non sia la stessa persona in quanto sembra strano che
questi abbia partecipato al tiro come gara olimpica e non
a quella di scherma. Altri Italiani erano iscritti ai Giochi
ma non riuscirono a partecipare, tra cui gli schermidori Vincenzo
Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente a un club
viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli, il ciclista
Angelo Porciatti del "Veloce Club" di Grosseto. La lista è
ricavabile da La Nazione del 10 aprile 1896.
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