<< L'Italia nelle Olimpiadi >> Atene 1896
 
 
L'Italia nelle Olimpiadi
La prima Olimpiade, così come alcune delle successive, si svolse diversamente dal giorno d'oggi. Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport come passatempo. Per questo motivo alcune figure restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nelle successive Olimpiadi. L'appartenenza alle varie nazionalità era molto ambigua in quanto gli atleti si presentavano sotto l'effigie del proprio club sportivo o della propria università. A complicare il riconoscimento della bandiera nazionale sotto cui gareggiavano gli atleti si aggiunge poi la grande differenza tra il confine degli imperi del XIX secolo e la suddivisione politica attuale. Soprattutto per alcuni atleti greci esiste molta ambiguità nell'identificazione della loro nazionalità in quanto alcuni erano sicuramente di etnia greca ma provenivano da zone del Mediterraneo orientale politicamente non greche (che era parte dell'Impero Ottomano) come Cipro e l'Egitto, che erano protettorati britannici. Da ciò si comprende che la ricostruzione non sia sempre facile. La premiazione era totalmente differente da quella attuale: infatti solo il primo e il secondo atleta venivano premiati e annotati nelle cronache dell'epoca. Soprattutto l'attribuzione delle medaglie di bronzo sono molto incerte; le documentazioni non riportano sempre l'ordine di arrivo, ma spesso gli atleti piazzati dopo il secondo posto sono disposti tutti al terzo posto a pari merito. Le donne non potevano partecipare in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come Melpomene. Il nome reale era Stamati Revithi. Non le fu consentito di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno. Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri ufficiali. È chiaramente documentata, al tempo della prima Olimpiade, la presenza tra i membri del CIO del conte Lucchesi Palli e del duca Carafa D'Andria, ma l'unico criterio che conta è la partecipazione di atleti. Sono quindi altre le ragioni per cui l'Italia è qui considerata tra i partecipanti. Sicuramente si presentò ad Atene il maratoneta Carlo Airoldi, di Origgio presso Saronno. È noto il fatto che si era recato ad Atene a piedi, impiegando 28 giorni, ma la sua iscrizione non venne accettata perché ritenuto dalla giuria un atleta "professionista" in quanto aveva ricevuto due lire come premio a una competizione dell'anno precedente. Tuttavia la prova più importante è il ritrovamento recente di un presunto italiano che sarebbe comunque riuscito a partecipare. Più fonti citano infatti un tal Rivabella (di cui non si conosce il nome di battesimo) tra i partecipanti alle gare di tiro a segno, in particolare a quella di carabina libera da 200 metri, tuttavia non si è riusciti ancora a ricostruire la sua vicenda e a dar conto con maggior precisione della sua figura. Negli almanacchi sportivi del tempo, infatti, non si trova altro riferimento a un Rivabella se non come schermidore. Tuttavia molti pensano che non sia la stessa persona in quanto sembra strano che questi abbia partecipato al tiro come gara olimpica e non a quella di scherma. Altri Italiani erano iscritti ai Giochi ma non riuscirono a partecipare, tra cui gli schermidori Vincenzo Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente a un club viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli, il ciclista Angelo Porciatti del "Veloce Club" di Grosseto. La lista è ricavabile da La Nazione del 10 aprile 1896.

 

 

MEDAGLIE
Oro
Argento
Bronzo
       
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